In Italia qualcosa si muove


Il giornalista Mario Sanna di Rainews24 intervista l'avv. Longhi e Khadija  a Bruxelles in occasione dell'audizione alla TDIP. L'inchiesta Voli CIA: Il caso Al Kassim1 va in onda più volte e qualcuno comincia ad porsi domande su Abou Elkassm Britel e sulla sua sorte.

Nel novembre 2006, i settimanali Carta e Diario della settimana pubblicano un ampio resoconto sulla vicenda.

Il Governo italiano è assolutamente latitante sul caso Britel: l'avv. Longhi ha ricevuto solo una lettera della Farnesina a fine 2005.

A fine 2006, il deputato bergamasco di Rifondazione Comunista Ezio Locatelli contatta l'avv. Longhi, è venuto a conoscenza del caso ed ha deciso di intervenire, l'ingiustizia è macroscopica e Bergamo è la città nella quale Kassim ha vissuto.

CARTA - copertina n. 43, 25 nov 06CARTA n.43, 25 nov 06 – Terrorista per caso di Enzo Mangini

diario-n45-24-nov-2006-copertina-picola.jpgDIARIO n.45, 24 nov 06 – Il viaggio di Kassim di Enea Guarinoni

 

Un'interrogazione parlamentare, 14 dicembre 2006

Ezio Locatelli decide di presentare un'interrogazione parlamentare urgente ai Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'interno, firmata anche da altri 14 parlamentari.

Il 5 dicembre l'on. Locatelli, il senatore Francesco Martone insieme all'avv. Longhi e a Khadija presentano l'iniziativa durante una conferenza stampa a Roma. Scarsa la presenza dei giornalisti, ne daranno conto il giorno successivo Il Manifesto e Liberazione, e due quotidiani locali.

Nell'interrogazione, dopo aver ripercorso la vicenda, i firmatari chiedono

come intenda procedere, attivando i canali bilaterali con il Regno del Marocco, perché il cittadino italiano Abou Elkassim Britel venga immediatamente rilasciato ovvero riceva grazia reale dal sovrano del Marocco, Mohammed VI;

se non ritengano di dover avviare un'inchiesta interna al ministero dell'interno per verificare la catena di comando e la procedura in base alla quale un cittadino italiano, incensurato, possa essere per cinque anni oggetto di indagine e subire, con piena conoscenza delle autorità giudiziarie e di polizia, simili privazioni della libertà personale e violazioni dei diritti umani;

se non ritengano di dover chiarire le competenze tra i vari servizi di intelligence e di polizia in merito alle attribuzioni per ciò che riguarda i rapporti con polizie e servizi di intelligence stranieri;

se non ritengano doveroso appurare, con indagine interna al ministero della giustizia, come sia potuto accadere che un procedimento formalmente tanto rilevante sia rimasto per cinque anni negli uffici giudiziari, anche in fase di indagine preliminare.

Il 14 dicembre 2006 il sottosegretario di Stato per la giustizia, Luigi Li Gotti, risponde e, tra l'altro, afferma

La nostra Ambasciata, oggi, è altresì impegnata per appoggiare la richiesta di grazia presentata dai legali del nostro connazionale. E un ulteriore appoggio verrà assicurato con il massimo impegno in occasione della prossima concessione del provvedimento di clemenza, prevista per il prossimo 31 dicembre. Speriamo che per quella data questo caso così drammatico ed allarmante possa ricevere una prima risposta idonea ad alleggerire la sofferenza del cittadino e della sua famiglia.

CARTA n.44, 02 dic 06 – Kassim in Parlamento di E. M.

CAMERA DEI DEPUTATI – Interpellanza urgente 2/00259, dic 06

CAMERA DEI DEPUTATI – Stenografico in corso di seduta, interpellanza on. Locatelli, 14 dic 06

CARTA n.46, 16 dic 06 – Le risposte per Kassim di E. M.

 

Una grande speranza…

L'impegno davanti al Parlamento fa nascere in Kassim e Khadija aspettative importanti e motivate.

Alla fine d'anno si celebra un'importante festività religiosa, 'Aid ul-Adha (la Festa del Sacrificio) e tradizionalmente il Re concede delle grazie ai detenuti. Sicuramente Mohammed VI, sempre attento ai suoi rapporti con l'Europa, aderirà alla richiesta che gli viene dallo Stato italiano.

In carcere Kassim attende fiducioso, spera nella fine delle sue sofferenze e nel ritorno a casa. Khadija si prepara a partire, come fa ogni tre mesi dal settembre 2003, per visitare il marito e porta con sé questa speranza, che le alleggerisce la fatica del viaggio.

Arriva in Marocco il 25 dicembre ed il giorno successivo visita il marito nel carcere di Aїn Borja a Casablanca dove Kassim è stato trasferito nel mese di settembre. I due sposi confidano nella liberazione vicina, temono ancora qualche problema, non riescono comunque ad impedirsi di fare progetti per il ritorno a casa: lui manca da cinque anni e mezzo!

La festa, ormai prossima, è visibile, prendere i mezzi pubblici è difficoltoso, a centinaia le persone affollano treni ed autobus cariche di bagagli d'ogni genere, montoni compresi. Le famiglie si riuniscono da un capo all'altro del Marocco, Khadija e Kassim aspettano….

Non è giorno di visite il sabato, Khadija trattiene il fiato in attesa di quella telefonata, domani la festa nulla, tutto tace. In un cyber legge il numero delle grazie reali concesse, tante, ma non per suo marito.

La festa passa, da Aїn Borja nessuno è uscito. Domani si ricomincia, la spesa, scegliere i cibi che piacciono a Kassim, un piccolo dono, bussare a quel portone, le guardie, i documenti, le stanze di visita piene di famiglie, bimbi che ridono, piangono, giocano, dirsi di nuovo che occorre pazienza, stare calmi tutto questo finirà, no, non può continuare.

Kassim è provato non capisce, come? ora che la magistratura ha finalmente chiuso l'inchiesta, ora che in Parlamento si è parlato del suo caso, tutto è chiaro, allora perché?

I giorni passano, bisogna mantenere l'equilibrio che consente di vivere con dignità ogni momento. Khadija sposta la partenza di un paio di giorni, non vuole lasciarlo, un'altra volta ancora e sempre chiedendosi se lo ritroverà vivo, se ce la farà a tornare a casa.

Si reca anche all'Ambasciata italiana di Rabat, vuole capire cosa sia successo. Il nuovo Ambasciatore la riceve subito, senza formalità, nel corso di questo colloquio Khadija inizia a sospettare che dall'Italia non sia arrivata nessuna particolare disposizione riguardo a suo marito, e ne avrà conferma al suo ritorno.

Lo Stato italiano nulla ha fatto per Abou Elkassim Britel.

 

La lettera di Kassim alle autorità italiane, 12 gennaio ‏2007

Ecco la lettera che Khadija porta con sé in Italia e che Kassim scrive per sollecitare l'interessamento al suo caso:

Casablanca il 12.01.07

       Al Presidente della Repubblica
         Giorgio Napolitano

       Al Presidente della Camera
         Fausto Bertinotti

      Al Ministro degli Esteri
        Massimo D'Alema

      Al Ministro della Giustizia
        Clemente Mastella

                                                                               
Sono Abou Elkassim Britel, cittadino italiano e scrivo per esprimere la mia delusione e la mia frustrazione perché mi trovo ancora rinchiuso in carcere in Marocco, dopo le dichiarazioni in Parlamento del Sottosegretario alla Giustizia per l'appoggio deciso alla grazia del 31 dicembre e dopo l’indagine e le conclusioni chiare della Commissione TDIP del Parlamento europeo ho creduto che finalmente l’Italia si sarebbe e impegnata per risolvere in modo definitivo il mio caso.

Purtroppo sono stato abbandonato nella più completa indifferenza nonostante le molteplici prove delle ingiustizie che ho subito e le dichiarazioni degli Europarlamentari e l’interrogazione parlamentare dell'Onorevole Ezio Locatelli e la puntuale risposta del Sottosegretario Luigi Li Gotti.

Ribadisco che la mia detenzione non c'entra nulla con il Marocco, in quanto sono stato rilasciato senza accuse nel febbraio 2003 dopo il rapimento ed il trasferimento dal Pakistan e dopo aver trascorso otto mesi e mezzo di detenzione segreta a Temara. Tra l’altro l’Italia era al corrente di tutto.

Ci tengo a ricordarVi che dalla mia sparizione ho subito torture così feroci che mi sono rimasti i segni sulla pelle per più di un anno.

E quando mi hanno portato in carcere, sono stato lasciato apposta per mesi in una cella d’isolamento in corrente d’aria e che ora soffro e credo che soffrirò per sempre di tremendi dolori alle ossa, ho altri danni ad un occhio e ad un orecchio e una cicatrice sulla fronte.

Ricordo ancora che dopo aver avuto il documento di viaggio nel maggio 2003 dalla nostra Ambasciata di Rabat, sono stato fermato e di nuovo sparito in detenzione segreta per altri quattro mesi ed ancora l’Italia sapeva, mentre la mia famiglia mi cercava disperata. Non c’era nulla a mio carico in Marocco, allora perché sono stato processato dopo aver cercato di rientrare a casa mia in Italia? E condannato con accuse insensate?

Perché ora l’Italia non si adopera VERAMENTE per la mia liberazione? perché mi si dice che ci sono regole da rispettare quando nessuno si è preoccupato mai delle illegalità che subito fin dall’inizio con l’arresto arbitrario, il rapimento, le torture, il trasferimento, il processo iniquo e la dura reclusione? Quattro anni e mezzo di ingiustizie e sofferenze continue, in assenza dei diritti primari, sono già trascorsi quanto ancora devo sopportare prima di tornare a una vita che si possa chiamare tale?

Ora che chiarezza è fatta sul mio caso, aspetto solo di rientrare al più presto in Italia.

In attesa del vostro intervento, vi saluto
                                                                 Abou Elkassim Britel

matr. 69546
Prison de Ain Bourja
Casablanca Marocco

L'avvocato Longhi provvede ad inoltrare la missiva ai destinatari, delle risposte diremo più avanti.

Anche Khadija scrive

Al Ministro degli Affari Esteri
  Massimo D'Alema

                                                                        
Bergamo, 17 gennaio 2007

Onorevole D'Alema,

ieri ho appreso che all'impegno assunto dal sottosegretario Li Gotti a nome del Governo, il 14 dicembre scorso, davanti al Parlamento italiano in merito al caso di mio marito Abou Elkassim Britel, non sarebbero ancora seguiti passi concreti per l'ottenimento della sua immediata liberazione.

Ministro, mi auguro che Lei possa capire che la mia frustrazione e la mia indignazione aumentano ogni giorno che mio marito continua a spendere, da innocente, in un carcere del Regno del Marocco. 

Sono perfettamente consapevole che le responsabilità per l'inerzia che ha finora contribuito a tenere Kassim in galera ricadono soprattutto sul Governo precedente. Ma a mio giudizio, questo non esime l'attuale Governo dall'agire in favore di un suo cittadino così gravemente offeso nei suoi diritti.

Ministro, la lettera da Lei inviata in risposta alla missiva degli Europarlamentari Chiesa e Catania, contiene purtroppo parole che da tempo mi sento ripetere dall'Ambasciata di Rabat senza che esse producano alcun effetto. Da anni conduco un'impegnativa e solitaria battaglia per la vita di mio marito, ma dal Suo governo ritengo legittimo aspettarsi più che semplici parole.

Kassim ha subito di tutto e la sua vita è in costante pericolo, e la recente delusione per il mancato perdono a fine anno, l'ha profondamente prostrato, come avrà intuito dalla lettera che io stessa ho portato in Italia al mio rientro dall'ultimo mio viaggio in Marocco. Negli ultimi mesi la Commissione TDIP, l'archiviazione dell'inchiesta a nostro carico e l'interrogazione parlamentare ci avevano veramente fatto sperare. Attraverso quali altre prove dobbiamo ancora passare per vedere la fine di questo incubo?

Ministro, siamo stanchi, chiediamo solo il nostro diritto e non possiamo aspettare oltre.

Le ricordo che nell'aprile 2006 il Signor Abdellatif Merroun, cittadino inglese con doppia cittadinanza, ottenne la concessione della grazia non appena il Governo britannico nominò un avvocato esperto di diritto internazionale. Nel nostro caso basterebbe anche un passo non formale, ma Suo o di un'alta carica dello Stato, per ottenere il risultato che aspettiamo e che non è certo un favore, ma un atto di giustizia.

Non me ne voglia, ma è difficile sentirsi dire che a causa delle festività natalizie non si sia riusciti a fare ciò che si doveva per Abou Elkassim Britel e per la sua famiglia. E se davvero questo è il motivo per cui lui rimane ancora ingiustamente imprigionato, La prego vivamente di intervenire per metterci rimedio, Lei oggi è sicuramente nelle condizioni e al posto giusto per farlo.

La ringrazio ed accetti i miei saluti         

 

Nel frattempo, tre parlamentari italiani

decidono che è meglio recarsi in Marocco per visitare Kassim in carcere, incontrare le autorità marocchine e presentare una nuova domanda di grazia, poiché quella inoltrata nel febbraio 2005 dal suo legale, l'avvocato Mohamed Sebbar, non ha avuto alcun seguito.

L'on. Ezio Locatelli con i colleghi Alì Rashid e Roberto Poletti preparano e sottoscrivono questa nuova richiesta che verrà firmata da oltre un centinaio di parlamentari italiani ed europei.

CARTA n.3, 27 gen 07 – Nella cella di Kassim di E. M.

LA RICHIESTA DI GRAZIA gen 07

RECOURS EN GRÂCE gen 07

PETITION FOR PARDON gen 07

 

Perché una domanda di grazia?

L'avv. Longhi e l'avv. Sebbar hanno valutato se esistono altri passi da compiere, l'iter giuridico è concluso. L'istituto della revisione del processo, pur in presenza delle novità intervenute non è previsto dall'ordinamento marocchino.

L'innocenza di Kassim è evidente, l'ingiustizia pesante, le sue condizioni fisiche e psicologiche per le sofferenze ed il prolungarsi della detenzione destano viva preoccupazione.

C'è il problema aperto delle due detenzioni segrete che ha subito e che in Marocco sono sempre state ostinatamente negate. La cooperazione tra i servizi è ormai acclarata, pertanto gli avvocati ritengono che chiedere la grazia sia il modo più sensato, semplice e veloce che consentirà sia al Regno del Marocco che allo Stato italiano di risolvere questa grave situazione. A suo tempo, il responsabile dell'Ufficio della Grazia ha detto a Khadija che suo marito sarà liberato solo dietro una precisa richiesta italiana.

Inoltre, in Marocco con la grazia reale da sempre vengono risolti casi di ingiustizie palesi. Nel paese il dibattito su come risolvere le violazioni e le illegalità del 2003 è aperto, ci sono posizioni differenti, ma se ne discute.

L’ECONOMISTE 14 mar 07 – Gli opachi meccanismi della grazia reale di Tarik Qattab

 

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Il viaggio

È il 15 febbraio 2007, i tre parlamentari partono alla volta del Marocco Con loro un interprete ed i due giornalisti, Enea Guarinoni per Diario ed Enzo Mangini per Carta, entrambi hanno deciso di collaborare, raccontando la storia di Kassim che seguono da alcuni mesi.

Kassim li attende nella prigione di Äin Borja, di nuovo nutre grandi aspettative, si prepara con emozione a questo incontro, gli pare che il momento della chiarezza e della giustizia sia finalmente arrivato.

La delegazione italiana è attesa. Il buon trattamento dovuto agli ospiti non deve mancare nemmeno dentro un carcere, perciò i compagni di Kassim, a sua insaputa, fanno preparare dei dolci dalle loro famiglie, loro penseranno al the, caldo e zuccherato, un gesto di benvenuto.

Questa visita è un momento intenso ed commovente per tutti, per la prima volta Kassim racconta la sua storia. Parlerà poi con Khadija dicendole Ho sentito che erano venuti proprio per incontrare me, ho sentito che volevano ascoltare e capire, mi hanno dato una grande gioia. Per la prima volta non mi sono sentito abbandonato.

La speranza è riaccesa, viva e forte, anche gli incontri con le autorità marocchine lasciano presagire una soluzione positiva e vicina.

Si attende la nascita della secondogenita di Mohamed VI, le voci di una grazia generalizzata sono insistenti e diffuse.

Il resoconto del viaggio:

ALMASSAE 21 feb 07 – Intervista ad Alì Rashid, in lingua araba

CARTA n. 7, 24 feb 07 – Grazia per Kassim di Enzo Mangini

DIARIO n. 7, 23 feb 07 – «Sono stato torturato, italiani liberatemi» di Enea Guarinoni

 

Un'altra delusione…

La principessina Lalla Khadija nasce ad inizio marzo. Ancora una volta, mentre in Marocco si festeggia, Kassim, e Khadija attendono: lui, nella sua cella e lei in Italia.

I provvedimenti di grazia totale sono 8.836, quelli di grazia parziale 24.218 ed ancora NULLA per Abou Elkassim Britel.

Questa volta sono in molti a chiedersi perché.

Kassim e Khadija non hanno bisogno di troppo parole, lei sa come sta suo marito e lui è consapevole dell'impegno, dello sforzo e del dolore di lei.

Per la prima volta Khadija pensa che questo accanimento contro di loro non finirà, si sente stanca, umiliata ed abbandonata, ora è certa che lo Stato italiano non sta lavorando perché suo marito ottenga giustizia, anzi dubita del suo impegno e ne ha buoni motivi.

MAP 1 mar 07 – il comunicato sulla grazia reale

 

La conferenza stampa del 23 marzo

La delegazione di parlamentari che si è recata in Marocco decide di organizzare una conferenza stampa a Roma per sollecitare il Governo italiano, ed in particolare il Ministro degli Esteri che sta per recarsi in visita ufficiale in Marocco, affinché assuma la vicenda con molta forza e molta determinazione ed invita l'on. Claudio Fava, relatore alla Commissione TDIP.

Le parole degli onorevoli Locatelli, Poletti e Fava sono esplicite
credo che un paese civile non possa permettere un minuto di più che vada avanti una situazione di questo tipo…

anche in merito al
silenzio grave quello che ha fino adesso protetto questa storia dall'attenzione dell'opinione pubblica e dei media. Grave perché si tratta dell'unico cittadino italiano, che noi sappiamo, che sia stato vittima diretta di una rendition. Grave perché siamo di fronte ad una vicenda che ha tutte le caratteristiche più drammatiche, più oltraggiose dal punto di vista del diritto internazionale delle convenzioni internazionali all'interno della prassi delle extraordinary renditions.

L'intera conferenza è scaricabile dal sito di Radio Radicale, in formato mp3 o video play.

REUTERS 23 mar 07 – “Renditions” Usa, appello per italo-marocchino detenuto a Rabat

 

31 marzo 2007

Ore 19,36 la Map, l'Agenzia di stampa marocchina, comunica sul suo sito

Rabat, 31 mars – A l'occasion de l'Aid Al-Mawlid de cette année 1428 H-2007 G, SM le Roi Mohammed VI a accordé Sa grâce au profit de 710 personnes…

Un'altra grazia, un'altra delusione, avvilente ed inquietante, Kassim e Khadija hanno atteso il giorno festivo, reprimendo l'ansia e la speranza, non si sono detti nulla …

Kassim chiede a Khadija quando andrà a trovarlo, lei ha già acquistato il biglietto ed il 5 aprile riparte per il Marocco.

Il giorno 3 anche il Ministro D'Alema si reca in Marocco.

L'avv. Longhi si prepara a partire, l' 11 aprile visiterà Abou Elkassim Britel in carcere, lo ritiene un suo preciso dovere professionale, data la gravità ed il protrarsi della situazione.

 

 

Una sintesi:

LEFT AVVENIMENTI n. 15, 13 apr 07 – Un italiano rinchiuso a Casablanca di Leone Terzi

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  1. testo e video: www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/voli_cia_alkassim.asp []