Sciopero della fame, resistenza, richiesta di giustizia e condizioni dignitose: Abou Elkassim Britel nelle prigioni del Marocco

 

I detenuti islamici chiedono giustizia, proteste in corso in Marocco                     19 marzo 2011

Dalla serata di giovedì si susseguono voci della concessione di grazia reale ad un gruppo di cosiddetti “salafistes”.

Immediata la reazione in diverse carceri: Salé, Kenitra, Fez, Oujda, Tiflit, Al Jadida, Agadir.

Si chiedono ancora giustizia, revisione dei processi, liberazione in tempi brevi.
Indicati dalle autorità come membri della “salafiya”, anche se di formazione e idee diverse, i prigionieri sono accomunati dai lunghi anni di sofferenze e di vessazioni vissuti da loro e dalle famiglie, come si racconta in questo blog dedicato a Abou Elkassim Britel.

Oggi 18 marzo, l’avvocato Mohammed Sebbar, nominato lo scorso 3 marzo segretario del CNDH (Conseil National des droits de l'Homme), si è recato a Salé e a Kenitra dove ha parlato con delegazioni dei detenuti.
Sebbar ha ascoltato le loro richieste.
Ha risposto che  …. >>>

 

La “Prison centrale de Kenitra” e non solo, nel racconto di Khadija, moglie di Kassim Britel                                                                                                                  febbraio 2011                           
- a Silvia Cattori,  Marocco: La realtà crudele di musulmani imprigionati e torturati

- a Enzo Greco, Abou Elkassim Britel, un italiano di serie B

- sul blog, Abou Elkassim Britel a Kenitra e Notizie da Kenitra

Fonti: Silvia Cattori, Unis@und, Libertà per Kassim


Marocco : Violenza su Abou Elkassim Britel trasferito nel carcere di Kenitra il 9 ottobre 2010

Una scelta precisa delle autorità marocchine a danno dei detenuti islamici e delle loro famiglie, come risulta dal comunicato della ONG ALKARAMA* che ha raccolto le testimonianze di chi è riuscito a visitare i detenuti a Kenitra.
I familiari li hanno trovati umiliati, lividi, doloranti, affamati, privi di tutto, perché sono stati derubati anche dei loro effetti personali. Nessuno li ha avvertiti del trasferimento dei loro cari.

Le prime notizie di Kassim dopo il pestaggio subito qui 

Prigioni marocchine : escalation della repressione

Il trasferimento di circa 100 detenuti da diverse carceri nel penitenziario di Kenitra, il 9 ottobre 2010, si è svolto in un clima di smisurata violenza. Al loro arrivo nella prigione centrale di Kenitra, le guardie li attendevano per sottoporli a percosse e torture.

All’alba di sabato 9 ottobre 2010, tra gli 89 e i 140 detenuti islamisti, a seconda delle fonti, provenienti da diverse prigioni marocchine sono stati portati nella prigione di Kenitra. Questo trasferimento ha avuto luogo simultaneamente e con lo stesso modus operandi:

I detenuti sono stati svegliati a notte fonda dalle guardie che li hanno costretti a montare, ammanettati e con gli occhi bendati, sui cellulari.
Sono stati oggetto di gravi violenze da parte degli agenti che li hanno derubati di tutti i loro effetti personali, indumenti compresi.

Dal momento del loro arrivo nella prigione di Kenitra, sono stati accolti da guardiani sovraeccitati che li hanno insultati, minacciati di morte, picchiati, e completamente denudati. Quelli tra i detenuti che hanno espresso la minima protesta hanno subito un trattamento più duro, per lunghe ore sono stati sospesi per i polsi sotto i colpi delle guardie.  … >>>

*Alkarama (« la dignità », in arabo) è una ONG fondata nel 2004 da un gruppo di volontari,  giuristi e militanti dei diritti umani, e per contribuire a garantire la promozione e il rispetto dei diritti umani, in particolare nel mondo arabo (ndT).

Fonte: Alkarama
Orginale : Prisons marocaines : L'escalade de la répression, 12 ottobre 2010

 

Detenuti islamici. Una riconciliazione è possibile?                                                 gennaio 2010

“Le famiglie dei detenuti islamici non possono più aggrapparsi alla speranza di una grazia reale” (AFP). È questa l’idea sostenuta dall’associazione Ennassir >>>

di Driss Bennani per il settimanale marocchino Tel Quel, n. 408, 23-29 gennaio 2010 url articolo originale : http://www.telquel-online.com/408/actu_maroc1_408.shtml

 

Abou Elkassim Britel : terminato lo sciopero della fame                                    6 gennaio 2010   

Il 4 di gennaio 2010, dopo 42 giorni, i detenuti islamici hanno concluso la loro azione di protesta.
Si è impegnato il "responsabile della detenzione", cioè chi segue l'andamento dei reparti nel carcere di Oukasha, superpopolato da circa 8.000 detenuti.
I detenuti stanchi e dimagriti, preoccupati per lo stato di salute di alcuni di loro si sono sforzati di trovare un accordo. Hanno ottenuto l'apertura delle celle chiuse, la promessa di restituzione di buona parte degli oggetti confiscati, mentre in una sede diversa si discutono le altre richieste. Da parte loro un segno di serietà che si spera favorisca le ulteriori trattative.

Eppure non sono tranquilla, ho sentito Kassim.    … >>>

 

Una vittoria parziale per dei prigionieri sfiniti                                                    5 gennaio 2010 
Silvia Cattori    

La determinazione dei detenuti, musulmani praticanti, che avevano intrapreso uno sciopero della fame il 24 novembre 2009 per protestare contro i maltrattamenti e le umiliazioni continue che subiscono da parte dei secondini delle prigioni marocchine, ha finito per ottenere un certo successo …     leggi tutto >>>

 

Kassim Britel, 39. giorno di sciopero della fame nel carcere di Oukasha            1 gennaio 2010

Il silenzio che uccide

Jacopo Granci scrive una lettera aperta che ben esplicita anche il nostro sentire.Con sensibilità e partecipazione racconta dell'ingiustizia che ha colpito Kassim e del silenzio che tanto ci preoccupa. E di cui ho parlato anche con Silvia Giacomini a Radio Popolare …  leggi e ascolta >>>

Sit-in a Oukasha in sostegno della protesta dei detenuti islamici
Una testimonianza diretta da Casablanca, che racconta anche delle associazioni marocchine An-Nassir e AMDH e del loro impegno per la giustizia e i diritti. … leggi tutto >>>

 

Abou Elkassim Britel, 38. giorno di sciopero della fame                           31 dicembre 2009
Silenzio sprezzante è la risposta dei responsabili marocchini alle richieste dei detenuti in sciopero della fame a Oukasha. Ieri sciopero della fame di solidarietà in tutte le altri carceri del paese, mentre le famiglie manifestavano fuori dal carcere.
Sono ormai 8 i prigionieri in condizioni allarmanti   … >>> 

Abou Elkassim Britel, 28.giorno di sciopero della fame                              21 dicembre 2009

6 degli scioperanti in condizioni critiche

Ieri sera l'associazione an-Nasir, che da anni sostiene le famiglie dei detenuti islamici, ha diffuso un comunicato assai esplicito :

«Lo stato di salute degli scioperanti della fame nella prigione di Oukasha è allarmante. Sei dei 29 detenuti islamici in sciopero dal 24.11.2009, sono in pericolo. Hassan Kettani è in isolamento totale. Chiediamo un interventi rapido alle persone nel mondo per salvare la vita di questi detenuti».

Queste le notizie dei sei fratelli in condizioni preoccupanti:

O. N., sofferente di problemi renali, artrosi ed anemia, sviene spesso.

L. A. sputa sangue fin dal primo giorno, a seguito delle detenzione in segreto soffre di aterosclerosi e di una malattia ad una gamba.

K. S., già sofferente di ulcera e problemi epatici, è stato portato in ospedale durante lo sciopero ed ora è rientrato nel reparto.

O. T. soffre di diarrea in forma acuta e la sua urina ha colore molto scuro.

Y. C. ha subito in passato un'operazione all'intestino, patisce di dolori assai forti all'intestino e ripetuti svenimenti.

A. A. è malato di emofilia, ha già perso 15 kg., sputa e urina sangue.

Prima che sia troppo tardi
I prigionieri islamici in sciopero della fame chiedono l'intervento diretto e immediato delle Ong internazionali nei confronti delle autorità e a sostegno delle associazioni marocchine che da tempo sollecitano l'autorizzazione ad entrare nel carcere di Oukasha.

 

Abou Elkassim Britel: 25. giorno di sciopero della fame                                  18 dicembre 2009

Non ci sono novità dal carcere di Oukasha. La Direzione non si esprime sulle lamentele e sulle richieste dei detenuti in sciopero della fame.
Kassim cerca di …. >>>
 

 

Abou Elkassim Britel, 15. giorno di sciopero della fame – Prigioni marocchine       8 dicembre 2009

Insieme con gli altri fratelli Kassim continua lo sciopero della fame nel carcere di Oukasha.
Anche a Kenitra lo sciopero prosegue. Nelle ultime ore alcuni dei fratelli sono rientrati nel reparto dalla detenzione in segreta, dopo la brutale repressione del 2 dicembre. 6 sarebbero quelli ancora in cella di punizione.
Lo stesso giorno Khadija Ryadi e Abdel-ilah Benabdessalam, Presidente e vicepresidente dell'AMDH, sono stati aggrediti con parole pesanti dal Delegato generale dell'amministrazione penitenziaria nel corso di un incontro proprio sulla situazione dei detenuti islamici [si veda la pagina in arabo del sito].
   …..

Rapporto generale sulla situazione dei detenuti islamici [i cosiddetti "islamistes"] nelle carceri del Marocco
In verità «salvaguardare la dignità dell'uomo, difendere i suoi diritti» è uno degli slogan più ripetuti e ostentati dal Regno del Marocco in questa «nuova era» [il regno di Mohammed VI] con lo scopo di uscire dal collo di bottiglia ereditato dagli «anni di carbone incandescente e piombo» [il regno di Hassan II].   ….
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Il regime cerca di spegnere la protesta nelle carceri marocchine               2 dicembre 2009

30 in sciopero della fame a Oukasha, 91 a Kenitra: dentro le carceri la protesta dei detenuti islamici continua, ferma, civile.
Brutte notizie oggi, un vero e proprio raid nella prigione di Kenitra.  …>>>

 

Kassim Britel : Nuovo sciopero della fame a Oukasha a pochi giorni dalla Festa del Sacrificio                                                                                                       25 novembre 2009

Ieri mattina presto nel reparto dei detenuti islamici si è svolta una perquisizione umiliante e del tutto immotivata, che ha portato alla confisca di …                     leggi tutto>>>

 

Kassim Britel e il Ramadan in carcere                                                         15 settembre 2009

25 Ramadan 1430 – Volge al termine il Mese Sacro dell'astensione, corrono gli ultimi 10 preziosissimi giorni.
Per i fratelli a Oukasha sono ancora giorni di solitudine.
Inascoltate le richieste di rompere il digiuno e di fare le preghiere in comune.

Dovevamo indovinare gli orari della preghiera e non eravamo autorizzati a pregare in jama'ah (in compagnia), chiamare l'athaan o recitare il Quran a voce alta.

Ognuno nella propria cella, e buon per loro se hanno dei compagni.

Dopo aver passato questo Ramadhan in isolamento, senza contatti con altri musulmani per quasi 2 anni, bramavo e pregavo e mi dibattevo perché il successivo potesse passare in compagnia di Musulmani, anche solo uno.

Kassim soffre dell'ennesima vessazione, eppure sarebbe possibile.

Non si tratta da parte loro di una richiesta assurda, sono in un paese musulmano, dove il Ramadan comporta anche un diverso orario di  lavoro. Nel reparto poco più 30 persone, che cercano comunque di condividere il cibo che arriva dalle famiglie.

Di giorno si lavora al piatto dell'itfar perché tutti rompano il digiuno degnamente, e ancora per cucinare la cena, anch'essa divisa equamente. Preparare e spartire cella per cella, prima che siano chiuse nel pomeriggio, questo è il massimo di condivisione consentito dalla Direzione.

Non c'erano cibi caldi o bevande per noi in Bagram. Le verdure fresche erano un lusso che non ci potevamo permettere. La frutta fresca era una rarità. Non c'era nessuno di quei cibi che tutti prepariamo con amore e consumiamo con dolcezza in questo mese di astensione nelle nostre case. Non c'erano spuntini tra i pasti o tenere da parte cibo per consumarlo in seguito: tutto doveva essere rimandato indietro entro 15 minuti – mangiato o no.

Si cerca di pregare comunque insieme, stando ognuno nella propria cella ma è difficoltoso, le guardie fanno il loro lavoro, transitano nel corridoio, chiacchierano, parlano al telefono. La voce dell'imam talvolta risuona lontana o è sopraffatta da voci estranee. Le preghiere di Ramadan sono quelle nelle quali più intensamente si chiede, si invoca l'Altissimo. Gli giungeranno lo stesso, ma è umiliante pregare così.

… Ma c'è stato un atto di sfida ancora più potente. … È stato dire "Amen" all'unisono a preghiere che tutti volevamo avessero risposta. Sono state le lacrime che tutti versavamo sapendo che ognuno di noi aveva una ragione per versarle.

Nostalgia di casa, di famiglia più forte nel momento della rottura del digiuno, sera dopo sera…

Dovevo immaginare come la mia famiglia stava passando questo mese e la festa che ne sarebbe seguita. È un mese di benedizione, di preghiere aggiuntive, di condivisione, di invitare altri al desco; un mese di festa con la famiglia e gli amici che, per me e molti altri, erano entrambi solo una memoria distante.

Ancora ieri l'ennesimo colloquio dei famigliari con la Delegazione delle carceri per chiedere la garanzia di diritti minimi è finito con un nulla di fatto. E mancano solo pochi giorni alla Festa di fine Ramadan.

Le memorie in corsivo sono tratte da The Best of Times di Moazzam Begg
Articolo originale su Cageprisoners : http://www.cageprisoners.com/articles.php?id=30143
Traduzione in italiano su Talib : http://talib.splinder.com/post/21219580

 

Abou Elkassim Britel a Oukasha, le ultime                                                        11 maggio 2009

Nei giorni scorsi Kassim ha presentato una denuncia per la perquisizione personale "umiliante" al rientro in cella dopo il colloquio con i famigliari. Mio marito chiede il rispetto della sua dignità e fa presente che quello stesso guardiano si è già reso in passato responsabile di episodi simili.
Nella sala dei colloqui è presente un sorvegliante che controlla lo svolgersi delle visite. Inoltre, i detenuti, e ciò che portano con loro, vengono perquisiti sia in uscita che in entrata, ma c'è modo e modo di eseguire queste operazioni …
Ne dà brevemente notizia il quotidiano At-TAJDID del 7 maggio, [l'articolo è alla pagina in arabo di questo sito]. L'articolo informa anche dello sciopero della fame leggi tutto

 

Delle prigioni in Marocco                                                                                            giugno ‏2008

Due contributi per conoscere e comprendere la realtà delle carceri marocchine, nelle quali Abou Elkassim Britel è ristretto da oltre sei anni.

Radio Popolare ha trasmesso il 29 giugno 2008, in Atlante, un documentato servizio di Roberto Festa : Cosa succede nelle carceri marocchine?

Nicoletta Prandi  ha intervistato in Marocco Abdelilah Benabdeslam, vice presidente dell'AMDH (Association Marocaine des Droits Humains) :  «Quelle carceri choc Ecco le Guantanamo del mio Marocco», da L' Eco di Bergamo del 23 giugno 2008.

 

26 giugno - Giornata mondiale ONU a sostegno delle vittime di tortura

Non dimentichiamo Abou ElKassim Britel nella Giornata mondiale ONU a sostegno delle vittime di tortura 

Nel carcere di Oukasha i detenuti islamici hanno deciso di sospendere lo sciopero della fame, aderendo all'accorata richiesta di dieci associazioni riunite in un gruppo di lavoro che si pone come interlocutore delle autorità marocchine. Troppo rischio di vita ad oltre 80 giorni di sciopero della fame, troppa pena per le famiglie …                          leggi tutto >>>

 

THE NEW YORK TIMES                                                                            Pubblicato il 21 giugno 2008

SCIOPERO DELLA FAME DI CENTINAIA DI ISLAMICI NELLE PRIGIONI DEL MAROCCO 
di Souad Mekhennet

MARRAKESH, Marocco – Da marzo uno sciopero della fame si è diffuso tra gli islamici nelle prigioni del Marocco, secondo ufficiali statali ed il responsabile di un gruppo di sostegno ai prigionieri. 
Almeno 300 prigionieri ora stanno rifiutando in parte o del tutto il cibo, e 25 sono ormai molto deboli, ha affermato Abderrahim Mouhtad che conduce l'associazione di supporto, Ennassir, o 'L'aiuto'. Ci sono stati rapporti secondo i quali i detenuti vengono alimentati per via endovenosa. 
Molti degli scioperanti – ha riferito – sono fra le 1.400 persone condannate per terrorismo a seguito degli attacchi terroristici  avvenuti a Casablanca nel 2003, durante i quali almeno una dozzina di attentatori suicidi uccisero più di 40 persone in un albergo, in un ristorante e in locali ebraici. I prigionieri in sciopero della fame stanno chiedendo nuovi processi o la liberazione immediata, sostenendo l'iniquità dei loro processi e che alcune confessioni furono estorte.
Moulay Hafid Benhachem, l'ufficiale delegato a dirigere le prigioni del Marocco,  secondo la recente riorganizzazione, ha declinato l'invito ad essere intervistato. Ma due funzionari statali marocchini hanno confermato gli scioperi della fame in 11 prigioni. Hanno parlato in forma anonima, perché non è stato permesso loro di discutere pubblicamente la questione. 
Uno scioperante, raggiunto telefonicamente in una prigione della città di Kenitra, a nord della capitale Rabat, ha dichiarato che i prigionieri vogliono giustizia. "Siamo stati coinvolti in processi di massa e condannati a lunghe pene, anche se ciò non parve evidente", ha affermato il detenuto, che si è presentato come Mourad Sarouf, dicendo di esser stato falsamente accusato di appartenere ad un gruppo che progettava attacchi in Marocco. "Noi vogliamo avere processi equi." 
In passato, con gli scioperi della fame i detenuti islamici hanno ottenuto diritti addizionali, incluso l'uso esclusivo di stanze coniugali. Ma questa volta, il governo ha rifiutato di negoziare, ha affermato il Signor Mouhtad. 
Un altro detenuto, contattato telefonicamente, Abu Elkassim Britel, ha affermato di aver bevuto solamente acqua e di aver mangiato solamente piccole quantità di zucchero da marzo per protestare contro l'accusa di appartenenza ad un'associazione terroristica per la quale fu condannato a nove anni. 
Il Parlamento europeo ha steso un rapporto sul suo caso nel febbraio 2007, dicendo che il Signor Britel, cittadino italiano di origine marocchina, era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002, interrogato da ufficiali statunitensi e pachistani e poi era stato spedito in Marocco. Il rapporto sostiene che egli era stato indagato in Italia prima di recarsi in Pakistan, ma che l'indagine italiana fu chiusa con l’archiviazione senza alcuna accusa a suo carico. Il rapporto parlamentare esorta il governo italiano ad effettuare passi concreti per la sua liberazione. 
"Io voglio la mia liberazione", ha affermato. "Anche il Parlamento europeo ha detto che sono innocente, e ha chiesto al governo italiano di tirarmi fuori di qui." 
Uno dei funzionari statali ha detto che un detenuto in sciopero della fame è morto – non un prigioniero islamico, ma un uomo che si era unito alla protesta per esprimere le proprie rimostranze. Il Signor Mouhtad lo ha confermato. 

Articolo originale:
http://www.nytimes.com/2008/06/21/world/africa/21morocco.html?_r=1&scp=1&sq=Hunger+
Strike+by+Hundreds+of+Islamists+in+Morocco+Jails&st=nyt&oref=slogin
 

Silenzio su Abou Elkassim Britel al 70° giorno di sciopero della fame  

8 giugno 2008
70 lunghissimi giorni per lui e per gli altri detenuti islamici nel suo reparto ad Oukasha, giorni trascorsi nell'attesa di una risposta da parte delle autorità marocchine, densi di silenzi, ma anche di fatti gravi, dentro e fuori il carcere. Lo sciopero è praticato in 31 prigioni, qualcuno ha iniziato anche prima del 31 marzo …                                                         leggi tutto >>>

 

Marocco : Continua lo sciopero della fame dei detenuti islamici                     22 maggio ‏2008‏‏‏

Per 48 ore i detenuti già in sciopero della fame si astengono anche dal bere.
Ci sono stati incontri tra le famiglie, le associazioni che sostengono la forte protesta e la Direzione delle carceri, mentre funzionari si sono recati nelle prigioni per valutare le condizioni di detenzione.
Sono attese novità a breve, ed è urgente: molti sono i detenuti che hanno superato i 50 giorni di sciopero della fame. Quello di oggi è il 53° giorno di sciopero della fame per Kassim.

 

Prigione di Oukasha – reparto 6 – 46° giorno di sciopero della fame                15 maggio 2008

Marocco – Ristretti in 31 carceri, i detenuti islamici reclamano un deciso ed effettivo miglioramento delle loro condizioni, un trattamento dignitoso e rifiutano la promiscuità con i detenuti comuni.

Le famiglie si rivolgono insistentemente al Ministero della Giustizia, alla Direzione delle carceri, organizzano sit-in per sostenere l'agitazione e ricordare che la maggior parte di loro furono condannati a seguito degli iniqui processi del 2003.
La recente nomina reale del responsabile alla Direzione delle carceri e del suo staff ha dato il via ad una ricognizione generale con lo scopo di stabilire norme certe, mentre i detenuti, pur molto provati, proseguono nella loro azione sostenuti da diverse associazioni.

Anche Kassim è in sciopero della fame dal 31 marzo. Condivido con lui, come posso, la fatica e le sofferenze di questi giorni.
Ancora una volta sono fiera del coraggio e dell'equilibrio di mio marito che non si arrende, perché alla dignità non si rinuncia.

Da un articolo di Libération del 29 aprile a firma Narjis Rerhaye:

Il presidente dell'Osservatorio marocchino delle prigioni, OMP, Abderrahim Jamaï è un uomo in collera. E questa collera è percepibile nel lungo comunicato – appena reso pubblico – dell'ufficio esecutivo dell'Osservatorio. « La situazione delle prigioni è preoccupante, l'OMP non si accontenta di lanciare un grido d'allarme ma proposte concrete », questo il titolo del comunicato dell'OMP rivolto all'opinione pubblica.
« Tutti noi siamo responsabili dello scandalo delle prigioni, esclama A. Jamaï. … I primi responsabili sono ai nostri occhi quelle istituzioni incaricate dei diritti. Intendo i procuratori, i giudici istruttori così come i giudici che applicano le pene. Delle persone vengono detenute per qualunque motivo. Dei minori vengono gettati in prigione. È proprio la libertà della persona che è sacra, non la magistratura».
L'OMP chiede la convocazione di una conferenza nazionale sul carcere in Marocco:
…  « È tempo che ci si metta tutti attorno ad un tavolo per studiare la situazione nelle prigioni del Marocco e le condizioni detentive. È il solo modo per cercare di comprendere le ragioni di quella che oggi è una vera e propria crisi nell'universo carcerario…»

e una commissione d'inchiesta che elabori un rapporto esaustivo, senza pressioni né compiacenza.. « Al termine, ed in base al lavoro fatto sul campo, i membri di questa commissione nazionale d'inchiesta saranno invitati ad elaborare proposte politiche, giuridiche ed amministrative affinché il carcere ricopra il ruolo che gli è proprio. Proposte che garantiscano anche la tutela dei detenuti e la sicurezza negli istituti di pena. L'urgenza è alle nostre porte, cerchiamo tutti insieme di salvare le nostre prigioni, perché sono nostri cittadini che esse ospitano », conclude A. Jamaï.

L'articolo originale del quotidiano marocchino LIBERATION, 29.04.08 : L'Observatoire des prisons tire la sonnette d'alarme è disponibile su Justice pour Kassim.

 

NELLE PRIGIONI MAROCCHINE                                                                           30 marzo 2008

Due articoli di Mohamed Zainabi pubblicati da Le Reporter esplicitano la costante preoccupazione per la vita di mio marito.
E mentre ricevo notizie sempre più preoccupanti da Oukasha, le autorità italiane persistono nell'assenza di iniziative concrete per la liberazione di Abou Elkassim Britel.
Che dire delle tante assicurazioni e parole di queste stesse autorità per convincerci che era necessario interrompere lo sciopero della fame in presenza di trattative aperte e a buon punto?

Prigioni : L'inferno con le sbarre
Un detenuto è morto ultimamente nella prigione di Oukasha, un altro si è suicidato…            leggi  tutto >>>
Fonte LE REPORTER – url : http://www.lereporter.ma/article.php3?id_article=5544

Allarme : i prigionieri si nascondono per morire
Tra il mese di gennaio e febbraio di quest'anno, l'Osservatorio marocchino delle prigioni ha recensito non meno di 13 morti nelle diverse prigioni del Marocco…       leggi tutto >>>
Fonte LE REPORTER – url : http://www.lereporter.ma/article.php3?id_article=6011

                                                                                                                                             

                                                                                                                             27 gennaio 2008

Giorni di silenzio, è difficile raccontare ciò che non sai e non vedi.

Kassim, innanzitutto, la visita dei parlamentari l'ha molto emozionato. Ora cerca di ristabilirsi in salute, si nutre ancora con molta difficoltà, si sforza di camminare un po’ tutti i giorni, ha abbandonato il bastone con il quale si aiutava, non dorme ancore bene e coltiva la speranza di tornare presto a casa.

Ad Oukasha ci sono state delle morti improvvise e sospette, che hanno molto colpito mio marito, ne parla spesso durante le telefonate. Una visita all'infermeria del carcere l'ha sconvolto: è entrato in  contatto con detenuti comuni in condizioni di estremo degrado personale e in un ambiente pieno di fumo.

Sui giornali marocchini diversi articoli sul caso Britel e sulla visita dei parlamentari italiani, pubblichiamo sulla pagina in francese l'articolo de L'ECONOMISTE del 15 gennaio.

Un resoconto sul viaggio in Marocco in Per Kassim resta una speranza di Enea Guarinoni pubblicato da Carta settimanale n.1/2008.

Massimo D'Alema si è recato in Marocco la scorsa settimana, non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale in merito, ma pare che abbia consegnato una lettera in favore di Kassim al suo omologo marocchino.

Aspettiamo e non rinunciamo a sperare.

Altre adesioni alla petizione sarebbero utili. Grazie a coloro che hanno fin qui aderito e che ci sostengono con le loro mail e a coloro che continuano a diffondere l'informazione su questa vicenda che la maggior parte dei media continua volutamente ad ignorare.

VOLI CIA, LOCATELLI (RC-SE) DE ZULUETA (VERDI) : GRAVI LE CONDIZIONI DI BRITEL. IL GOVERNO INTERVENGA PER SUA LIBERAZIONE
I deputati hanno incontrato oggi Elkassim Britel nel carcere di Casablanca

                                                                                                          Roma, 10 gennaio 2008

Ezio Locatelli (Rifondazione Comunista) e Tana de Zulueta (Verdi) si sono recati oggi presso il carcere marocchino di Oukasha per verificare le condizioni di Abu Elkassim Britel il cittadino italiano rapito dalla Cia con uno dei famigerati voli segreti operati in Europa.
Le condizioni di Elkassim – spiega Locatelli – sono gravi dopo 53  giorni di sciopero della fame e dopo le torture e le privazioni subite nel corso della sua lunga detenzione. Elkassim è però molto determinato per la sua liberazione.
Chiediamo che la sua condizione detentiva venga migliorata e allo stesso tempo chiediamo un impegno deciso da parte del Governo italiano per la sua liberazione. La visita in Marocco del Ministro degli esteri Massimo d’Alema il prossimo 21 gennaio – conclude Locatelli - è la giusta occasione  per riproporre alle autorità marocchine la questione.

 

 

In solitaria,

53 giorni di sciopero della fame:

Dal 16 novembre Kassim Britel

è in sciopero della fame :

chiede di essere liberato

  

Abou Elkassim Britel sospende lo sciopero della fame iniziato il 16 novembre. Consegnata nel pomeriggio la dichiarazione scritta alla Direzione del carcere                                7 gennaio 2008 

Con questa decisione Kassim Britel accoglie il pressante invito formulato dal Console Stefano Pisotti che giovedì l'ha incontrato in carcere e gli ha assicurato che le Autorità italiane nel lavorare con impegno per la soluzione del suo caso, insistono anche per un effettivo miglioramento delle condizioni di detenzione.
Kassim ha accettato volentieri di compiere questo gesto di fiducia, in attesa della liberazione che l'impegno italiano ci fa ritenere vicina.

I prossimi giorni saranno critici per le condizioni di Kassim che gradualmente torna a nutrirsi, dopo tanto tempo di astensione dal cibo. È fisicamente debolissimo, anche se il suo cuore è saldo, ad ogni telefonata mi chiede di ringraziare quanti ci sostengono e tutti coloro che ci hanno scritto mail di incoraggiamento e preoccupazione, grazie!

Un'altra notizia di rilievo.
Giovedì 10 gennaio Kassim riceverà la visita di una delegazione di parlamentari italiani e giornalisti, organizzata dall'on. Ezio Locatelli. Nel pomeriggio seguirà una conferenza stampa presso il Consolato italiano a Casablanca. Notizie più dettagliate nei prossimi giorni.

E LA PETIZIONE?
Per favore, sottoscrivete e invitate chi vi sta vicino a farlo, in questo momento di trattative, di impegno dichiarato è più che mai fondamentale insistere nella richiesta di liberazione di Abou Elkassim Britel. Undici mesi fa un'altra delegazione di parlamentari ci fece sperare in una positiva soluzione e non successe nulla.

La partecipazione di ognuno di voi, ogni nuova discussione aperta sui vostri siti e blog sono altri passi verso il risultato che stiamo cercando di ottenere: un atto di giustizia per un uomo che molto ha sofferto e per la sua famiglia,  se non lo avete ancora fatto firmate la petizione on line. Grazie ancora                  khadija

 

48. GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME                                              2 gennaio 2008 

Facciamo il punto, lunedì 31 è stata una giornata importante.
Per la prima volta e grazie a Radio Popolare ho parlato con un esponente del Governo, la viceministra Patrizia Sentinelli.
Ho ricevuto poi una telefonata dall'Ambasciatore d'Italia a Rabat, Umberto Lucchesi Palli.
Entrambi gli interlocutori hanno espresso sincera preoccupazione per la salute di Kassim e chiesto l'interruzione dello sciopero della fame. Nel frattempo hanno assicurato il massimo sforzo per la soluzione.

L'abbiamo apprezzato, Kassim ci sta pensando e chiede un miglioramento delle condizioni di detenzione notevolmente peggiorate con il trasferimento ad Oukasha.

Ieri, a fatti chiariti, gli ho raccontato del famoso pacchetto, Kassim è scoppiato a ridere, dicendo: "Cos'è la barzelletta del 2008 ?"

Mentre Kassim continua la sua protesta nell'indifferenza quasi generale di Governo e media, il Sindaco di Bergamo Roberto Bruni ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Romano Prodi e al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Lo ringraziamo per questo suo intervento deciso e chiaro. Da leggere nel comunicato stampa del Comune di Bergamo del 28 dicembre.

 

40° GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME                                                 25 dicembre 2007

Sei giorni fa, Kassim è stato trasferito nella prigione di Oukasha, a Casablanca. 

Condizioni pessime, molte sono le restrizioni, ma soprattutto nessuna considerazione per il fatto che è in sciopero della fame.

Dalle finestre senza vetri entrano aria fredda ed umidità dal vicino oceano.

Nella serata di ieri finalmente ha ricevuto alcune coperte da stendere a terra, sul cemento, per dormire, ma non bastano…

I fratelli lo aiutano: hanno cercato coperte per lui. Con la debolezza cresce anche la sua determinazione.

Il Consolato italiano ha chiamato la Direzione del carcere, ma finora Kassim non ha visto alcun risultato.

E il Governo italiano? «A questo punto ci domandiamo: quanto può valere quella simbolica vittoria sulla pena di morte se non si riesce a salvare dalla possibile morte reale un nostro concittadino illegalmente deportato, falsamente accusato e ingiustamente condannato?» 
da « La Farnesina e la sorte dell’ italiano Elkassim » di Claudio Gatti – Il Sole-24 Ore, 20.12.07

 

39. GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME                                                      24 dicembre 2007

Kassim continua a non mangiare, insiste e ripete la sua richiesta di essere finalmente  liberato.
I suoi compagni l'hanno aiutato, gli hanno pulito la cella, lui cerca di risparmiare le poche forze, è molto deciso e fisicamente sempre più debole.

Mentre persiste il silenzio di Governo e media, a parte le eccezioni già segnalate, sabato sono stata ricevuta dal Sindaco di Bergamo, avv. Roberto Bruni.
Ringrazio il Sindaco che, dopo essersi informato sulle condizioni di Kassim, si è impegnato a scrivere al Governo e al ministro D'Alema. È stato un incontro cordiale con una persona attenta e sensibile che ha ben presente i tanti diritti violati di mio marito [vedi su Alternainsieme nella pagina dedicata a Kassim].

Ricevo diverse email da persone sinceramente preoccupate, che si chiedono il perché di una scelta così estrema. La risposta sta in quel che mio marito ha già subito, così metto a disposizione la registrazione di un incontro pubblico nel quale racconto la sua storia proprio da questo punto di vista. 
Ascoltatela,  è un aiuto per capire  e, soprattutto continuate a sostenere l'azione di Fair Trials International. grazie      khadija

EXTRAORDINARY RENDITIONS: i rapimenti della Cia ed il caso di ELKASSIM BRITEL, cittadino italiano, di Bergamo, rapito in Pakistan nel 2002 ed ancora detenuto in Marocco – 24 agosto 2007.

Registrazione audio dell' incontro-conferenza stampa tenutosi nel corso della Festa di Liberazione a Torre Boldone (bg) :

 

36. GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME                                                      21 dicembre 2007

Oggi Aid Al Adha, in Marocco, la festa più importante per noi musulmani, 462 provvedimenti di clemenza e Kassim Britel non è fra loro.

Per lui, appena trasferito nel carcere di Oukasha, è come se il tempo fosse tornato all'indietro.
Restrizioni già vissute, un tentativo di farlo recedere dalla sua azione estrema, ma civile, con la promessa di diritti già acquisiti a prezzo di precedenti scioperi della fame. E si parla di ore d'aria, della possibilità di muoversi all'interno del reparto, del diritto di visita, …

Italia, nelle stesse ore. In Parlamento il Governo risponde all’ interpellanza urgente dell’on. Ezio Locatelli con parole udite troppo volte.

Nessuna polemica, mio marito potrebbe non resistere ancora per molto…

Il "Sole 24ore" di ieri pubblica un intervento lucido, equilibrato ed autorevole di Claudio Gatti: « La Farnesina e la sorte dell’ italiano Elkassim » che stimola un'onorevole azione di giustizia da parte di D'Alema e del Governo italiano.

Ed urgente, aggiungo, dopo le prossime festività potrebbe essere davvero tardi.    khadija

Potete partecipare all'azione di Fair Trials International per la liberazione di Kassim, anche inviando ai ministri copia dell' intervista di Claudio Fava sul Manifesto o dell' articolo di Claudio Gatti, grazie!

 

35. GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME                                               20 dicembre 2007


Kassim è nella prigione di Oukasha, sempre a Casablanca.

Il trasferimento è stato penoso e faticoso, per la debolezza non ha potuto preparare le sue cose.

L'impatto non è stato dei migliori, mio marito si chiede come mai è stato trasferito pur essendo in sciopero della fame. 

Oggi Kassim ha rinnovato per iscritto la sua intenzione di proseguire nello sciopero della fame affinché il Ministero di Giustizia marocchino sia la corrente che la sua protesta prosegue.

Il Consolato italiano ha sentito la Direzione del carcere per assicurarsi del trattamento che mio marito riceve e la prossima settimana lo andranno a trovare.
Ringrazio, anche da parte di Kassim, dei tanti attestati di solidarietà che riceviamo, ci sono di conforto e sostegno, continuate e partecipate all'azione di Fair Trials International !  khadija

19 dicembre, ore 15.30

KASSIM STA PER ESSERE TRASFERITO IN UN ALTRO CARCERE, non sappiamo dove e in quale condizione verrà a trovarsi. 

Oggi è il 34. giorno di sciopero della fame, mio marito potrebbe risentire di un eventuale lungo viaggio, è molto debole, ha bisogno di aiuto anche per preparare i suoi effetti personali.

Sono molto preoccupata, appena avrò altre notizie le comunicherò.       khadija

 

30. GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME                                                       15 dicembre 2007

Oggi fanno trenta giorni che Kassim Britel rifiuta il cibo: giorni senza riposo, di silenzio, di sofferenza, di attesa. 

Ad Ain Bourja, Kassim cerca di tenersi ritto mentre prega, ignorando i battiti affrettati a tagliare il respiro, la testa pesante, il ventre spalancato a reclamar pienezza, le viscere doloranti e acquose, la schiena che pare spezzata, …

Così ieri è svenuto, i suoi compagni l'hanno aiutato, il medico gli ha contato le costole: è molto dimagrito, eppure di ora in ora cresce la sua determinazione, una determinazione che nulla può scalfire.

Ci sentiamo al telefono, umiliata io, una volta di più dal silenzio del nostro Paese, dal fluire delle mie giornate di lavoro come se nulla fosse, con il tarlo della sua possibile morte eppure solidale con lui fino in fondo, perché quest'ingiustizia che ci ha privato della vita deve finire, in un modo o nell'altro.

E gli racconto come meglio posso del bene che avremo, e lui ha un pensiero di fede, una parola buona che solleva la pena taciuta e nascosta. Con lui sono calma, so che non ci succederà nulla che non ci sia stato destinato.

Nella nostra casa vuota, lavoro come sempre per la vita di mio marito, pena e collera sono intollerabili, Kassim ha già patito troppe violenze e privazioni, so che non resisterà a lungo, già ora si poggia ad un bastone per muovere qualche passo, ieri non è stato in grado d'incontrare sua sorella…

Per il rispetto dovuto ad ogni vita, per la giustizia dovuta alla vittima innocente di una "guerra" non sua, per la nostra famiglia separata da quasi sei anni, che il Governo italiano si decida finalmente a portare a casa questo cittadino!                     khadija

Caso Britel: il silenzio dei ministri di Enzo Mangini per CARTA                      7 dicembre 2007

Radio Popolare – Popline sullo sciopero di Kassim, 6 dicembre 2007 – file mp3

 

Kassim sciopera dal 16 novembre, perchè?            5 dicembre 2007

Abou Elkassim Britel, l'unico cittadino italiano, a quanto si sa, vittima di extraordinary rendition è in sciopero della fame dal 16 novembre nel carcere di Äin Bourja, Casablanca.

La sua protesta per un miglioramento delle condizioni di detenzione e contro atti di grave violenza passati e attuali, è oggi finalizzata ad ottenere la sua liberazione, come preannunciato lo scorso 19 novembre. 

Mio marito ha sottoscritto ed inoltrato una precisa dichiarazione in tal senso al Ministero di Giustizia marocchino il 3 u.s..

La sua decisione è ferma e motivata. La preoccupazione per la sua vita è molto seria, ma, lo ribadiamo, questa è l'unica azione possibile.

Abou Elkassim Britel subisce dal 2002 fatti di inaudita gravità sul piano dei diritti umani e civili.

Il caso è seguito da diverse Ong internazionali.

Cito solo gli interventi più recenti: Amnesty International ha inserito la vicenda di Abou Elkassim Britel nel rapporto sull'Italia al Comitato Onu contro la tortura in aprile 2007; Fair Trials International ha scritto, il 14 novembre 2007, ai Ministri D'Alema e Mastella per sostenere il rilascio immediato.

A febbraio 2007, il Parlamento europeo « sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l'immediato rilascio di Abou Elkassim Britel » nella ' Risoluzione sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri '.

Chiedo che il Governo italiano si attivi immediatamente per rendere alla sua vita, e alla sua famiglia, questo suo cittadino ed evitare una conclusione drammatica della quale sarebbe comunque responsabile.
E che ci venga data una risposta, anche personale, perché il perdurare di questo silenzio nei nostri confronti non fa che accrescere la nostra angoscia    khadija 
                                                                                                                                                                                                                           

Lo sciopero della fame continua                      1 dicembre 2007                

Kassim è in sciopero della fame ormai da molti giorni.

I problemi aperti, le soluzioni promesse e rimandate hanno rinnovato il vigoroso movimento di protesta nelle prigioni marocchine. Dal 16 di novembre lo sciopero è di nuovo generalizzato.

La richiesta al governo marocchino è di sostanziali miglioramenti nelle condizioni di detenzione, ma soprattutto che vengano sanate le violazioni del diritto costituite dalle innumerevoli detenzioni segrete e dai processi irregolari.

Questa sofferenza è durata a lungo, mettere a rischio la vita pare l'unica azione possibile in un paese che da anni ignora il grido lanciato dai tanti musulmani ingiustamente detenuti e dalle loro famiglie.

Kassim, che aveva ritenuto di preavvertire le autorità italiane della sua azione, ha continuato ad astenersi dal cibo in solidarietà con i suoi compagni.
Il suo sciopero è anche una precisa richiesta allo Stato italiano di intervenire con fermezza ed ottenere la sua liberazione.

Le notizie da Ain Bourja 

30 novembre, nessuno è entrato in in visita ai suoi cari in carcere. Circa 150 famigliari dei detenuti sono rimasti in sit-in davanti all'ingresso in segno di solidarietà e protesta.

All'interno il silenzio è irreale, rotto di tanto in tanto dall'arrivo di un'ambulanza, oggi per 10 volte il portone si è aperto per caricare un fratello e portarlo in ospedale.

Alla preghiera in moschea i fratelli si contano, sono sempre meno. Gli altri pregano in cella, temono la loro debolezza e di sentirsi male davanti ai compagni, rimangono sdraiati ed economizzano le loro forze.

Il medico ora è sempre disponibile, lo Stato non vuole altri morti non ora. Nei mesi scorsi, alcuni decessi sospetti sono stati criticati dai media: diniego di farmaci salvavita e mancanza di assistenza. L'ultimo è morto per una crisi d'asma, di notte, senza cure, inutilmente ha chiesto aiuto.

Parlo con Kassim al telefono, ha il fiato corto, male alla testa, la pressione è molto bassa.

Mio marito non mi racconta se sviene, non vuole che io mi preoccupi, lo so.

Gli chiedo notizie, gli dico che devo scrivere, far sapere di questo dramma che si sta consumando lì.

Lui vuol sapere se lo Stato italiano ha risposto al suo appello, no, nulla! è deluso lo sento, ma come posso mentirgli? Le telefonate sono brevi, è difficile trovare parole di speranza.

Sento intorno a me un grande vuoto, eppure non mi arrendo. Come raccontare e dare il senso di tanto dolore…

Abbiamo bisogno di aiuto, un aiuto concreto. La vita di mio marito ora è in pericolo più che mai, davvero lo lasceranno morire?

Fra venti giorni c'è la festa islamica più importante, 'Aid ul-Adha, ovvero la Festa del Sacrificio. L'anno scorso aspettavamo con ansia la sua liberazione, è trascorso un altro anno ed il problema è sempre lì, una vita vale meno di niente?                 Khadija

 

Intervista a Khadija – Radio Popolare, 21 novembre 2007

                                                                                                                      21 novembre ‏2007

Ho sentito Kassim. Cerca di restare il più possibile in cella, parla con fatica, è raffreddato e tossisce molto, il freddo è arrivato anche in Marocco, e la prigione è particolarmente umida.

E soprattutto aspetta, ed io con lui, un'azione positiva da parte dello Stato italiano.

Un ringraziamento a Maurizio di Alternainsieme che aggiorna con grande rapidità e precisione la pagina dedicata a Kassim, ai blogger e ai siti che riprendono la notizia e a Radiopopolare.

Sulla vicenda è da leggere il nuovo articolo di Enzo Mangini Kassim Britel in sciopero della fame per Carta quotidiano. Grazie, Enzo!

Novembre 2007 : Dal carcere di Äin Bourja Kassim parla della sua vicenda e dello sciopero della fame.

 

تحذير بالإضراب عن الطعام     Preavviso di sciopero della fame   Warning of hunger strike   Préavis de grève de la faim                          19.11.2007


In nome e per conto di mio marito Abou Elkassim Britel, cittadino italiano e marocchino matricola 69546, carcere di Äin Bourja, Casablanca – comunico la sua ferma intenzione di intraprendere uno sciopero della fame per ottenere la liberazione che gli è dovuta, dopo che la sua innocenza è stata da più parti e da tempo dimostrata(*).

Chiediamo alle Autorità una pronta e fattiva risposta a questa richiesta, in assenza della quale mio marito illegalmente privato della sua libertà dal 2002, vittima di extraordinary rendition, di torture e di molto altro   si vedrà costretto a proseguire ad oltranza la propria azione.

Abou ElKassim Britel osserverà uno sciopero della fame il 19 e 20 novembre 2007 a supporto di questa dichiarazione.             

 

In the name and for account of my husband Abou Elkassim Britel, Italian and Moroccan citizen – register 69546, jail of Äin Bourja, Casablanca – I communicate his firm intention to undertake an hunger strike to get the liberation that is due to him, after his innocence has been shown from more parts and for a long time(*).

We ask to the Authorities for a ready and effective answer to this application, without which my husband – illegally deprived of his freedom from 2002, victim of extraordinary rendition, of tortures and a lot of other things – will be feel compelled to continue his own action to the bitter end.

Abou ElKassim Britel will make an hunger strike on 19 and 20th November 2007 to support this declaration.       

News: Justice for Kassim

 

Au nom et pour compte de mon mari Abou Elkassim Britel, italien et citoyen marocain – matricule  69546, prison d'Äin Bourja, Casablanca – je communique sa ferme intention d'entreprendre une grève de la faim pour obtenir la libération qui lui est due, après que son innocence a été démontrée par plusieurs paries et depuis longtemps(*).

Nous demandons aux Autorités une réponse prête et efficace, faute de quoi mon mari – privé illégalement de sa liberté depuis le 2002, victime d'extraordinary rendition, de tortures et beaucoup d'autres choses – sera obligé de continuer sa propre action à outrance.

Abou ElKassim Britel fera une grève de la faim le 19 et le 20 novembre 2007 à l'appui de cette déclaration.                          khadija 


Autres informations: Justice pour Kassim

 

التاريخ 14, 11, 2007

 أنا الموقع أسفله

     الإسم الكامل   بريطل أبو القاسم

     المعتقل تحت رقم   69456 بالسجن المحلي بالدار البيضاء


تحت إشراف مدير السجن المحلي عين بورجة بالدار البيصاء

إلى وزير العدل, إلى ديوان المظالم, إلى مدير إدارة السجون المغربية


 
أعلن عن إضراب إنذاري عن الطعام يومه
19 و 20, 11 ,2007 بسبب

التماطل في إطلاق سراحي حيث تمت براءتي من طرف كل الجهات, وخصوصا

البرلمان الأوربي و كذلك القضاء الإيطالي1.


في حالة عدم الإستجابة لطلبي هذا, فإني سأدخل في إضراب مفتوح عن الطعام
.


1 للمزيد من المعلومات  www.giustiziaperkassim.net

(*) In particolare, si vedano:
- la Risoluzione del Parlamento Europeo sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri che « 63. Condanna la consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani, e successivamente consegnato alle autorità marocchine ed imprigionato nella prigione di "Temara", dove è ancora detenuto; sottolinea che le indagini penali in Italia contro Abou Elkassim Britel erano state chiuse senza che egli fosse incriminato;  64. si rammarica che secondo la documentazione trasmessa alla commissione temporanea, dall'avvocato di Abou Elkassim Britel, il Ministero degli Interni italiano all'epoca fosse in "costante cooperazione" con servizi segreti stranieri in merito al caso di Abou Elkassim Britel dopo il suo arresto in Pakistan;  65.  sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l'immediato rilascio di Abou Elkassim Britel », feb 07;
- l'archiviazione dell'indagine da parte della magistratura « rilevato che gli ulteriori accertamenti disposti, intercettazioni telefoniche ed accertamenti bancari, non hanno fornito alcun supporto all'accusa », set 06;
- Amnesty International: Italy – A Briefing to the UN Committee against Torture, apr 07

Particularly see: 
- European Parliament's Resolution on the alleged use of European countries by the CIA for transportation and illegal detention of prisoners : « 63. Condemns the extraordinary rendition of Italian citizen Abou Elkassim Britel, who was arrested in Pakistan in March 2002 by the Pakistani police and interrogated by US and Pakistani officials, and subsequently rendered to the Moroccan authorities and imprisoned in the detention facility 'Temara', where he remains detained; emphasises that the criminal investigations in Italy against Abou Elkassim Britel were closed with no charges having been brought; 64. Regrets that, according to the documentation provided to the Temporary Committee by Abou Elkassim Britel's lawyer, the Italian Ministry of Internal Affairs was in 'constant cooperation' with foreign secret services concerning the case of Abou Elkassim Britel, following his arrest in Pakistan; 65. Urges the Italian Government to take concrete steps in order to obtain the immediate release of Abou Elkassim Britel », February 07,
- the filing of the investigation from the Italian magistracy « the checks that have been undertaken, telephone interceptions and checks on bank accounts have not provided any support to the allegations », September 06
- Amnesty International: Italy – A Briefing to the UN Committee against Torture, April 07.

 
En particulier voir:
- la Résolution du Parlement européen sur l'utilisation alléguée de pays européens par la CIA pour le transport et la détention illégale de prisonniers « 63. condamne la restitution extraordinaire du citoyen italien Abou Elkassim Britel, qui a été arrêté au Pakistan en mars 2002 par la police pakistanaise et interrogé par des agents américains et pakistanais, pour être ensuite remis aux autorités marocaines et placé dans le centre pénitentiaire de "Temara", où il est toujours détenu; souligne que les enquêtes pénales menées en Italie contre Abou Elkassim Britel ont été classées sans suite; 64. regrette que, selon les pièces fournies à la commission temporaire par l'avocat d'Abou Elkassim Britel, le ministère italien de l'intérieur ait entretenu une "coopération constante" avec des services secrets étrangers sur le dossier d'Abou Elkassim Britel, à la suite de son arrestation au Pakistan; 65. appelle instamment le gouvernement italien à prendre des mesures concrètes afin d'obtenir la libération immédiate d'Abou Elkassim Britel », février 07,
- le classement de l'enquête par la magistrature italienne « vu que les vérifications qui ont été entreprises, les interceptions téléphoniques et les vérifications effectuées sur les comptes bancaires n’ont apporté aucun appui aux allégations », septembre 06,
- Amnesty International: Italy – A Briefing to the UN Committee against Torture, 
avril 07.